đź”´Regione Lombardia dice NO al salario minimo


Il Consiglio Regionale della Lombardia, nelle scorse settimane, ha bocciato la nostra mozione per l’“Istituzione del salario minimo orario per i lavoratori pubblici e privati”.

Abbiamo chiesto di condividere un impegno politico, per la dignitĂ  dei lavoratori. Ci siamo scontrati con un centrodestra scollegato dalla realtĂ , incapace di dare un sostegno a chi ne avrebbe bisogno per pagare spesa e bollette.

La Giunta fa finta di non sapere che negli ospedali pubblici lombardi, i loro appalti mettono professionisti del mondo sanitario quali infermieri e operatori sanitari nella condizione di essere inquadrati con contratti impropri, con retribuzioni pari a 4,60 euro l’ora.

Hanno una visione del mondo in cui lavoratori e imprese devono essere messi uno contro l’altro, mentre nella realtà sempre più spesso lavoratori e imprese lottano fianco a fianco per arrivare a fine mese.

Abbiamo avuto governi di centrodestra che hanno privatizzato a danno dei lavoratori. Governi di centrosinistra che invece di lottare per il minimo salariale hanno approvato il “Jobs Act”.

Al netto delle nostre posizioni politiche, volevamo affermare un principio che riteniamo debba avere la più ampia condivisione: ogni lavoratore ha diritto a un salario minimo, perché il costo del lavoro non può essere l’unico parametro, sul quale impostare un conto economico. Chiediamo un equo compenso che possa a garantire a tutti una vita dignitosa.

Bisognava superare le logiche di partito e condividere una battaglia di civiltĂ , per progettare il Paese che sarĂ .

Bene il cambio di rotta del Partito Democratico che, almeno in Lombardia, ha dimostrato di sostenere questa battaglia di civiltĂ . Prendiamo invece atto di quanto il centrodestra lombardo sia distante dalla quotidianitĂ  dei cittadini.

Restiamo convinti che, come successo con il Reddito di Cittadinanza, il taglio dei costi della politica, il Superbonus, le politiche energetiche e la spesa per le armi, il Movimento Cinque Stelle riuscirà a dettare l’agenda anche alla politica dei vecchi partiti.

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